Santa Maria delle Farine

La chiesa con resti della canonica e di altri annessi parzialmente conservati, costituisce un complesso di particolare interesse storico e architettonico. Gli elevati del complesso monumentale, meriterebbero un’analisi stratigrafica completa, al fine di una sua efficace comprensione storica e di un proficuo quanto necessario restauro. Sia pur affiancato da un complesso moderno stilisticamente non rapportato con le strutture antiche, il complesso cultuale è una delle attestazioni medievali di maggior pregio nell’ambito periurbano della città di Viterbo.

“Da S. Martino al Cimino una strada conduce, attraverso la zona rurale di Tobia, alla statale Cassia, nel tratto a sud di Viterbo. Nei pressi dell’area artigianale di Ponte di Cetti si perviene, appena sopra il ciglio della strada, alla Chiesa di S, Maria delle Farine, costruita nel 1319 da Silverio Gatti come attesta la lapide sulla facciata, su cui si apre anche un rosoncino. Ai lati della lapide sono gli stemmi della città e dei Gatti. L’etimologia del nome “farine” è assai discussa. Alcuni dicono che la chiesa venne costruita sul luogo del tempio della dea dei boschi e delle sorgenti Feronia e tale nome è stato storpiato dal volgo. Comunque l’esistenza di un tempietto pagano è accertata. Per altri, come il Cristofori, deriverebbe dal nome di un antico proprietario della zona che si chiamava De Refarinis. Altri ancora sostengono che sia invece derivato dalla dea Furina, protettrice dai ladri, a cui era dedicato un tempio dove ora sorge la chiesa. Infine, un’altra tesi asserisce che il termine derivi dal latino Refariae, cioè “furto”, forse dal fatto che nel Medioevo per accedere alla zona delle Farine si doveva uscire da Pianoscarano, luogo frequentato da soldati che derubavano le zone circostanti. In ogni caso, sembra proprio che l’etimologia esatta sia destinata a rimanere un misterioso segreto. L’interno della chiesa presenta un bel tabernacolo in pietra sopra l’altare maggiore, l’unico rimasto a Viterbo dopo la distruzione durante la guerra degli altri due analoghi di S. Giovanni e S. Andrea. Inoltre vi sono un crocifisso ligneo del ‘700 e un quadro del 1726 raffigurante la Madonna con Bambino.”

Da:
Francesco Mecucci
VITERBO
Labirintus Graphics & editors
Viterbo, 2004 p. 162