IPOGEO ARPTHA – FERENTO

IPOGEO ARPTHA – FERENTO

L’ipogeo degli Arptha

E’ indubbio che la ricognizione totale e la pulizia della tomba della famiglia degli Arptha di Ferento (dal gentilizio visibile sul bordo del sarcofago del presumibile capofamiglia) rivesta un notevole interesse e valore archeologico – storico per lo studio e la conseguente approfondita conoscenza di almeno sei particolari ed interessanti tematiche:
1) nascita e sviluppo dell’aggregato urbano che darà origine alla città romana di Ferento sulla collina di Pianicara dopo la distruzione e l’abbandono dell’abitato etrusco di Acquarossa ( seconda metà del VI sec.a.C.),
2) approfondimento dell’evoluzione del periodo ellenistico nel territorio della Tuscia;
3) inserimento di Ferento e dell’adiacente territorio nella giurisdizione della città stato di Velzna;
4) svolgimento del processo di romanizzazione di questo distretto che forse arriva alle soglie della più notevole e profonda penetrazione romana in Etruria (III sec.a.C.) ( G. BARBIERI, Viterbo e il suo territorio, Roma 1991, pag.59);
5) conoscenza delle più importanti famiglie locali e le loro relazioni interfamigliari e politiche;
6) acquisizione di nuovi ed importanti elementi della lingua e scrittura etrusca.

Il ragguardevole numero di sarcofagi in peperino di cui alcuni figurati e con epigrafi rubricate, che accolgono almeno tre, se non quattro generazioni, il luogo dell’ipogeo, la quantità massiccia di ceramica dì ogni genere sparsa ovunque in associazione con le relative deposizioni offrono un grande valore aggiunto alle tematiche sopraccennate.
Non meno interessante è l’evoluzione della tomba stessa con una pianta irregolare dovuta a diverse e successive modifiche legate a progressive utilizzazioni degli spazi interni con spostamento di sarcofagi avvenuta nel corso del tempo in cui essa fu in uso.
L’importanza della tomba degli Arptha è pari alla scoperta delle tombe gentilizie degli Alethnas di Musarna. ( L. R. DANIELLI, Gli Etruschi del Viterbese, II, Viterbo 1962, pag.103 e seg. ) , delle tombe dei Curunas  di Tuscania ( M. MORETTI –ANNA MARIA SGUBINI MORETTI, I Curunas di Tuscania, Roma 1983  ) e infine della tomba dei Salvi di Ferento  – per altro poco distante – ( A. DEGRASSI,Il Sepolcro dei Salvi a Ferento e le sue iscrizioni, in Rendiconti della Pontificia Accademia di Roma di Archeologia, vol. XXXIV,1961- 62 ) di cui è l’anello cronologico e storico di congiunzione.
E’ inoltre oltremodo interessante notare che due ipogei gentilizi ( Alethnas e Curunas) abbiano caratteristiche comuni al’ipogeo degli Arptha; numerosi sarcofagi ( figurati o meno) ed epigrafi; senza contare la loro consimile cronologia particolare e generale.

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