Descrizione generale
La Tomba “Oceane” si trova nelle adiacenze della città di Viterbo, lungo la Strada Bagni, che, dall’attuale Porta Faul, conduce alle sorgenti termali e che segue il corso destro del torrente Urcionio. Nella primavera-estate del 2011 fu effettuata una ricognizione nel monumento archeologico di tipo ipogeico, denominato “Tomba Oceane”.
La ricognizione ebbe luogo alla presenza della Dott.ssa Valeria D’Atri, funzionario responsabile di zona per la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, e di alcuni soci della Società archeologica viterbese PRO FERENTO per la valorizzazione dei beni archeologici dell’area viterbese.
Il monumento in attenzione è costituto da una camera ipogeica, avente funzione di sepoltura, risultante solo parzialmente conservata e nota in ambito locale per la presenza al proprio interno di lacerti di affreschi.
Nello specifico, la tomba prende la sua denominazione, di Tomba “Oceane”, da un testo epigrafico dipinto che compare nell’ affresco di maggiore estensione in essa conservato. Il testo dipinto è in caratteri latini e riporta per l’appunto il nome “oceane”, oltre ad altre lettere.
La sepoltura è stata scoperta nel 1981, a seguito di lavori di sbancamento effettuati con mezzi meccanici, per la realizzazione o per l’allargamento di una via di accesso ad una proprietà privata.
L’azione della ruspa evidenziò una struttura ipogeica, però parte della struttura fu
irrimediabilmente perduta a seguito dell’azione di sbancamento.
Il fortunoso ritrovamento (così definito allora) fu segnalato. Ed il monumento fu subito riconosciuto come camera sepolcrale ipogeica. Sempre al momento del ritrovamento, su alcune pareti del monumento fu notata la presenza di resti di affreschi policromi.
Il monumento così danneggiato venne a trovarsi esposto alle azioni umane e
agli agenti atmosferici, essendo venute a mancare parte delle strutture che
costituivano la camera ipogeica per quasi tutto il suo lato Sud.
Fu deciso allora, su intervento degli organi di tutela, la realizzazione di una tamponatura in muratura che chiudesse lo spazio aperto dal mezzo meccanico nella camera sepolcrale. La tamponatura doveva avere la funzione di supporto statico, cioè contribuire a sostenere la ‘calotta’ della camera sepolcrale e svolgere la funzione di chiusura dello spazio,
altrimenti fatalmente esposto.
Alla muratura di tamponamento fu abbinata una porta in ferro, funzionante da
accesso alla struttura. Tale sistemazione è rimasta fino al momento attuale, ed ha costituito un valido supporto di salvaguardia del monumento che altrimenti sarebbe andato irrimediabilmente perduto.
L’assenza di prese d’aria per consentire fuoriuscita di umidità rispetto alla presenza di affreschi presenti nella camera sepolcrale, ha contribuito a mantenere in qualche
modo il microclima che per secoli si era formato nell’ipogeo, elemento a favore della
conservazione delle pitture parietali ed ha svolto in tutto questo tempo l’importante funzione di salvaguardia dagli agenti erosivi esterni, i quali avrebbero agito negativamente sul taglio operato dal mezzo meccanico.
Il corpo murario ha obliterato tracce archeologiche che avrebbero potuto dare informazioni sul preciso sviluppo topografico della camera sepolcrale e delle sue strutture pertinenti. Ci si riferisce al dromos per esempio, alla sua esatta
collocazione rispetto alla camera, ormai non più pienamente leggibile.
Al momento non è stato possibile reperire alcuna documentazione relativa ai primi momenti di riconoscimento del monumento archeologico in esame, né relativamente alle opere di risistemazione quali la tamponatura, che vi furono realizzate nell’immediato.
La Tomba “Oceane”, è stata inserita in più occasioni in pubblicazioni riguardanti la descrizione archeologica dell’area viterbese. Sempre o quasi, indicata come “tomba dipinta” o “tomba con affreschi”, mai per quanto ci è dato sapere, riportando grafici o fotografie.
La tomba è variamente datata: generalmente è ritenuta di I sec. d. C. Qualche
studioso locale ritiene di poter spostare la datazione tra il 50 a.C. e la fine dell’età augustea, senza però mai specificare con precisione gli elementi che ne
facciano ipotizzare una tale datazione. Si suppone che questa sia frutto di una prima analisi ‘stilistica’ degli elementi affrescati e della presenza dell’epigrafe dipinta in caratteri latini.
Riteniamo probabile che sia stato preso in considerazione il fatto che il
decadere dell’uso dell’alfabeto etrusco in Etruria, in linea di massima, è
comunemente attribuito all’età cesariana.
In qualche pubblicazione è riportato il ritrovamento, al momento della scoperta dell’ipogeo, di frammenti ceramici e reperti numismatici, attribuibili al I sec.d. C.
Non è stato possibile accertarsi dell’esistenza di tali reperti, non altrimenti
descritti, in ultimo è stato necessario limitare il numero degli accessi alla struttura, che
deve essere aperta e richiusa da un responsabile della tutela.
Il banco di tufo tagliato è sormontato da una rigogliosa vegetazione, ma,
osservandolo con attenzione in più momenti della giornata, con luce differente,
è stato possibile notare le tracce di almeno tre dromoi riempiti di terra che si
inoltrano nel banco di tufo: in pratica sia a Nord-Ovest e a Sud-Est dell’ipogeo
considerato, è possibile accertare la presenza di ulteriori sepolture ad esso
adiacenti. Queste sepolture al momento risulterebbero interrate. In pratica sia a
destra che a sinistra del monumento, osservandolo dall’unico punto di
osservazione ad esso esterno possibile, il fronte strada, è possibile scorgere
l’appartenenza di questa sepoltura ad un complesso necropolare, che si sviluppa lungo tutto il tratto a Nord dell’attuale Strada Bagni. Le strutture identificate si dispongono in sequenza, cercando di sfruttare al massimo gli spazi disponibili anche a differenti livelli altimetrici.
Proviamo ad elencare alcune certezze, sperando diventino base utile di future ulteriori analisi:
1- Siamo di fronte ad una sepoltura di non secondaria importanza, dimostrato sia dall’ampiezza e dalla qualità monumentale che dai suoi apparati decorativi. Come pure, per così dire, dall’ambiziosa ricerca ‘disposizionale’ operata all’interno dell’ambiente, finalizzata a mostrare i differenti ruoli tra i soggetti deposti verso l’ambito familiare e,
contemporaneamente, verso la comunità esterna.
2- La sepoltura appartiene ad un gruppo familiare allargato, piuttosto in vista e di discreto livello sociale, se non di alto livello sociale, in rapporto al ‘mondo provinciale’ di appartenenza.
3- Il sepolcro svolge in questo caso certamente funzione prettamente privata e familiare. Nello stesso tempo però, sembra di poter cogliere una sua ulteriore funzione di accesso allargato ad una comunità più ampia. La quale ovviamente è, per forza di cose, ipotizzabile un po’ più estesa di quella della comunità gentilizia di appartenenza della famiglia
proprietaria dell’ipogeo stesso.
4- La tomba fa parte di un gruppo di sepolture, la cui qualità e caratteristiche è ipotizzabile simile a quella analizzata appunto per la Tomba Oceane. L’eventuale e futuro studio complessivo di queste strutture, potrebbe chiarire la natura stessa del gruppo che si serviva di tali strutture sepolcrali, oggi ormai monumenti.
5- La sepoltura in esame esprime un momento di piena romanizzazione di questa parte dell’Etruria meridionale, in cui però è possibile cogliere elementi culturali etruschi di persistenza. Nello stesso tempo non si può escludere una componente allogena, del tutto nuova rispetto a quella etrusca e romana. Questa componente è sottintesa dallo stesso nome “OCEANE”.
6- La sepoltura è destinata in massima parte a deposizioni ad incinerazione.
Non è specificamente un colombario, così come da alcuni ipotizzato. Esprime probabilmente, almeno nelle sua ultima fase di utilizzo, così come attestato per l’Etruria settentrionale, un ritorno cospicuo al rito incineratorio, caratteristico quest’ultimo dei nuovi gruppi insediatisi nella regione a seguito di distribuzione di terre volute da Augusto e dai suoi sostenitori.
7- Si riconoscono due fasi di utilizzo, di cui la seconda ed ultima è databile tra la fine del I sec. a. C. e la metà del I sec. d. C. La prima fase è databile nel suo termine finale all’immediata epoca precedente la seconda fase, ossia gli inizi del I sec. a. C. / metà I sec. a. C . Mentre rimane del tutto in ipotesi la sua fase iniziale, che è riferibile probabilmente al II sec. a. C.
8- L’ipogeo è una chiara attestazione della fusione culturale, economica, etnica e anche sociale di età augustea, operata in Italia in quel periodo:
un vero e proprio monumento all’integrazione. Questo rappresenta l’aspetto culturale di maggior rilevanza, che si può trarre da questo monumento.
9- Il monumento rappresenta al momento, un unicum, nel territorio di appartenenza.
Riteniamo che questi siano i punti cardine nell’analisi dell’ipogeo della Tomba Oceane. Con una certa sicurezza pensiamo possano costituire i caposaldi di riferimento per eventuali ipotesi di ordine conservativo, e di futura valorizzazione. Il primo aspetto ormai assolutamente necessario e il secondo assolutamente doveroso, a nostro avviso.
Primavera 2012
Dott. Pasquale Marino